Agenzia Hawzah News – Dopo dieci giorni di mobilitazione popolare ininterrotta, di sacrifici e di fede, il 22 Bahman 1357 (11 febbraio 1979) sancì il trionfo di un movimento che aveva radici profonde nella coscienza religiosa del popolo iraniano. La Rivoluzione Islamica non fu il risultato di un colpo di forza improvviso, ma l’esito di una lunga lotta contro la dipendenza, l’ingiustizia e l’oppressione, condotta nel nome dell’Islam e dell’indipendenza nazionale.
La vittoria del 22 Bahman rappresentò il momento in cui la volontà popolare, guidata da una leadership religiosa autentica, si tradusse in un cambiamento storico irreversibile. L’Imam Khomeini non fu soltanto il leader politico della Rivoluzione, ma il punto di riferimento spirituale di un popolo che riconobbe nell’Islam una forza viva, capace di organizzare la società secondo i principi della giustizia, della dignità e della sovranità.
In questo contesto, molti studiosi e credenti hanno letto gli eventi della Rivoluzione alla luce delle tradizioni islamiche. Tra esse è spesso ricordato un hadith dell’Imam Kazem (pace su di lui), riportato nel Bihar al-Anwar (vol. 57, p. 216, hadith n. 37), che parla di un uomo della gente di Qom che chiama alla verità e di una comunità salda come il ferro, incrollabile di fronte alle tempeste e fiduciosa solo in Dio, un’immagine nella quale molti hanno riconosciuto il movimento rivoluzionario culminato proprio il 22 Bahman 1357:
وعن علي بن عيسى، عن أيوب بن يحيى الجندل، عن أبي الحسن الأول عليه السلام قال: رجل من أهل قم يدعوا الناس إلى الحق، يجتمع معه قوم كزبر الحديد، لا تزلهم الرياح العواصف، ولا يملون من الحرب، ولا يجبنون، وعلى الله يتوكلون، والعاقبة للمتقين
«Un uomo della gente di Qom inviterà gli uomini alla verità. Intorno a lui si raduneranno uomini [solidi e forti] come blocchi di ferro. I venti tempestosi non li scuoteranno, non si stancheranno della guerra, non saranno pavidi, e solo su Dio faranno affidamento. E il [buon] esito è per i timorati!»
La vittoria della Rivoluzione Islamica confermò una verità fondamentale: quando la fede si unisce alla consapevolezza popolare e alla resistenza perseverante, nessun potere oppressivo può prevalere. Il 22 Bahman non è dunque soltanto una data celebrativa, ma il simbolo della realizzazione di una promessa: quella secondo cui “l’esito finale appartiene ai timorati”.
In questo anniversario del 22 Bahman, le minacce contro l’Iran islamico raggiungono un livello di provocazione senza precedenti. Gli Stati Uniti e il regime sionista di Israele, rappresentati da figure come Donald Trump e Benjamin Netanyahu, tornano a minacciare apertamente la Rivoluzione Islamica mentre incarnano essi stessi il volto più oscuro dell’ordine internazionale contemporaneo. Netanyahu è divenuto il simbolo politico del massacro e della distruzione sistematica di Gaza, un crimine denunciato in tutto il mondo come genocidio contro il popolo palestinese; Trump, emblema dell’arroganza imperiale americana, è segnato da una lunga scia di scandali politici e morali, inclusi quelli emersi attorno al caso Epstein, che hanno esposto la profonda corruzione delle élite occidentali. Sono proprio questi personaggi, espressione di potenze responsabili di guerre, occupazioni, colpi di Stato e devastazioni regionali, a pretendere di impartire lezioni di democrazia, diritti umani e legalità all’Iran e ai popoli che resistono. Dopo oltre quarant’anni di fallimenti, sanzioni inefficaci e minacce rimaste senza esito, USA e Israele dimostrano ancora una volta di non aver compreso che la Rivoluzione Islamica non è un regime imposto dall’alto, ma una realtà radicata nella fede, nella coscienza e nella volontà di un popolo che l’11 febbraio 1979 ha sconfitto l’arroganza delle grandi potenze e che, forte di quella vittoria storica, continua a dimostrare di non arretrare di fronte a nessuna minaccia presente o futura.
Ricordare il 22 Bahman significa rinnovare la memoria di una vittoria costruita sul sacrificio, sulla fiducia in Dio e sull’unità del popolo, e riflettere sulla responsabilità di preservare e trasmettere lo spirito autentico della Rivoluzione Islamica alle generazioni future.
Mostafa Milani Amin

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