Agenzia Hawzah News – Il 12 Bahman 1357 (1° febbraio 1979) segna un passaggio storico di portata epocale per l’Iran: il ritorno dell’Imam Khomeini in patria dopo quasi quindici anni di esilio. Con il suo rientro ebbe inizio la Decade dell’Alba, i dieci giorni che culminarono il 22 Bahman con la vittoria della Rivoluzione Islamica e la caduta del regime monarchico.
Quel giorno non fu soltanto il ritorno di un leader, ma la manifestazione visibile di una volontà popolare maturata nella fede, nel sacrificio e nella resistenza all’oppressione. Milioni di iraniani accolsero l’Imam come guida spirituale e simbolo di un Islam vivo, capace di tradursi in giustizia, indipendenza e sovranità.
La Rivoluzione non nacque improvvisamente, ma fu l’esito di un lungo processo storico e spirituale. In questo quadro, diverse tradizioni islamiche sono state lette come sorprendentemente convergenti con quanto avvenuto in Iran. Tra esse spicca un hadith dell’Imam Kazem (pace su di lui), narrato nel Bihar al-Anwar (vol. 57, pag. 216, hadith n. 37):
وعن علي بن عيسى، عن أيوب بن يحيى الجندل، عن أبي الحسن الأول عليه السلام قال: رجل من أهل قم يدعوا الناس إلى الحق، يجتمع معه قوم كزبر الحديد، لا تزلهم الرياح العواصف، ولا يملون من الحرب، ولا يجبنون، وعلى الله يتوكلون، والعاقبة للمتقين
“Un uomo della gente di Qom inviterà gli uomini alla verità. Intorno a lui si raduneranno uomini [solidi e forti] come blocchi di ferro. I venti tempestosi non li scuoteranno, non si stancheranno della guerra, non saranno pavidi, e solo su Dio faranno affidamento. E il [buon] esito è per i timorati!”
Qom come centro dell’autentica coscienza religiosa, un uomo che chiama alla verità e una comunità salda come il ferro: in questa immagine molti hanno riconosciuto il ritratto del glorioso movimento rivoluzionario guidato dall’Imam Khomeini.
La Decade dell’Alba non è dunque una semplice ricorrenza politica, ma un tempo di memoria e riflessione sul significato profondo della Rivoluzione Islamica: la centralità della fede, il ruolo decisivo del popolo e la promessa coranica secondo cui la vittoria finale appartiene ai timorati.
Mostafa Milani Amin

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