Wednesday 18 February 2026 - 14:20
Il digiuno dello Scià: nessun sovrano è sopra la Legge di Dio

La memorabile risposta di un grande sapiente allo Scià di Persia riafferma il primato della Legge divina su ogni autorità politica.

Agenzia Hawzah News – Durante uno dei Ramadan della seconda metà dell’Ottocento, lo Scià di Persia Nasser al-Din Shah Qajar (1831–1896) scrisse al grande Ayatollah Mirza Shirazi (1815–1895), massima autorità religiosa sciita del suo tempo, formulando una richiesta singolare.

Nella sua lettera, il sovrano confessava di non riuscire a sopportare il digiuno: la fame e la sete lo rendevano irascibile, fino a indurlo, nei momenti d’ira, a impartire ordini ingiusti, talvolta fino allo spargimento di sangue. Per questo domandava di essere dispensato dall’obbligo del digiuno.

La replica del grande religioso fu limpida e risoluta, tanto concisa quanto memorabile:

«Nel Nome dell’Eccelso. Il decreto di Dio non può essere cambiato, ma il sovrano sì. Se non sai governare te stesso, rinuncia al trono affinché una persona di fede prenda il tuo posto e il sangue dei credenti non sia versato invano»

In poche righe veniva affermato un principio essenziale: nessuna autorità politica può collocarsi al di sopra della Legge divina. Il digiuno di Ramadan non è un atto negoziabile per ragioni di convenienza personale o politica, ma un obbligo spirituale che educa alla disciplina interiore, al dominio dell’ego e alla responsabilità morale.

L’episodio – al di là della sua dimensione aneddotica – custodisce un insegnamento sempre attuale: chi governa deve essere il primo a sapersi governare. Il digiuno, lungi dall’essere una semplice astensione dal cibo e dall’acqua, è esercizio di autocontrollo e scuola di giustizia. Se esso diventa occasione di oppressione, non è la Legge a dover essere piegata, ma il comportamento di chi detiene il potere a dover essere corretto.

È questa la forza morale che la tradizione sciita ha sempre affidato ai religiosi: ricordare ai governanti che l’autorità è responsabilità davanti a Dio e che nessun trono è più saldo della giustizia divina.

Mostafa Milani Amin

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