Tuesday 17 February 2026 - 16:47
Come l’Imam Husayn, anche l’Iran rifiuta di sottomettersi a tiranni corrotti / La nave da guerra è pericolosa, ma più pericolosa è l’arma che può affondarla

Nel corso di un incontro con migliaia di cittadini di Tabriz e dell’Azerbaigian Orientale, l’Imam Seyyed Ali Khamenei ha indicato nella sconfitta della sedizione del mese scorso e nella forte partecipazione alle manifestazioni del 22 Dey e del 22 Bahman il segno della vitalità della nazione iraniana. Ha ribadito l’esigenza di unità e vigilanza, difendendo il diritto dell’Iran alla deterrenza militare e all’energia nucleare pacifica, e assicurando che il Paese è pronto a fronteggiare ogni minaccia mentre prosegue nell’impegno per superare le difficoltà economiche.

Agenzia Hawzah News – La Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Imam Seyyed Ali Khamenei, intervenendo davanti a migliaia di cittadini di Tabriz e dell’Azerbaigian Orientale alla vigilia dell’anniversario dell’insurrezione di Tabriz del 29 Bahman 1356 (18 febbraio 1978), tra le rivolte decisive che precedettero la vittoria della Rivoluzione Islamica, ha definito l’anno in corso singolare e ricco di eventi, indicando nella «vittoria del popolo nella guerra dei dodici giorni», nello «stroncare la grave sedizione del mese di Dey» e nella straordinaria partecipazione alle manifestazioni del 22 Dey e del 22 Bahman i segni della forza, della volontà e della vitalità della nazione iraniana. Ha richiamato alla necessità di rafforzare «preparazione, vigilanza e unità nazionale», chiedendo ai responsabili governativi un impegno raddoppiato per risolvere i problemi economici, contenere l’inflazione e tutelare il valore della moneta nazionale.

Riguardo ai disordini avvenuti in Iran il mese scorso, ha affermato: «Non si è trattato di una protesta spontanea, ma di un colpo di Stato pianificato. I servizi di intelligence statunitensi e del regime sionista, con il sostegno di altri apparati stranieri, hanno reclutato, addestrato e armato elementi violenti, infiltrandoli nel Paese a metà Dey 1404. Dopo aver fomentato giovani inesperti, sono passati all’azione con violenza brutale, incendiando, uccidendo e distruggendo come l’ISIS, con l’obiettivo di destabilizzare il Paese. Il piano, tuttavia, nonostante l’ampia preparazione e le ingenti risorse impiegate, è fallito grazie alla reazione delle forze di polizia, del Basij, dei Pasdaran e di numerosi cittadini».

La Guida ha poi distinto tra i capi della sedizione – definiti «capi del golpe» e indicati come responsabili – e le altre tre categorie di vittime, considerate «figli della nazione»: le forze impegnate nella sicurezza, i passanti innocenti e coloro che, ingannati o trascinati dall’emotività, si sono uniti ai disordini. Per tutti ha espresso cordoglio e invocato la misericordia divina, sottolineando che alcuni tra gli ingannati gli hanno scritto manifestando pentimento e chiedendo perdono. Ha inoltre parlato di «nuovo ISIS» sostenuto dall’estero, invitando in particolare i giovani alla vigilanza, e ha chiesto alle autorità giudiziarie di perseguire i principali responsabili e chi collabora con il nemico «con parole, analisi o azioni».

Sul piano internazionale, ha affermato che le crisi politiche, economiche e morali degli Stati Uniti segnano il declino dell’impero americano. Washington – ha aggiunto – ha sempre tentato di «ingoiare» l’Iran, senza riuscirvi in 47 anni dalla Rivoluzione Islamica.

Ha respinto le minacce militari, dichiarando che anche «l’esercito più forte del mondo» può subire colpi tali da non rialzarsi e che, se una nave da guerra è pericolosa, ancor più pericolosa è l’arma capace di affondarla.

Ha quindi definito illogiche le ingerenze americane sugli armamenti difensivi e sul diritto all’industria nucleare pacifica – diritto riconosciuto anche nei regolamenti dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – così come la pretesa di imporre in anticipo l’esito di eventuali negoziati.

Richiamando le parole dell’Imam Husayn sul rifiuto di prestare giuramento a Yazid ibn Mu‘awiya, ha affermato che anche la nazione iraniana, fedele ai propri principi, non si sottometterà a tiranni corrotti. Ha infine citato il caso dell’«isola famigerata» (di Epstein) come emblema delle degenerazioni morali dell’Occidente liberale, prevedendo l’emergere di ulteriori scandali.

Ribadendo che la Repubblica Islamica è saldamente radicata in una nazione viva, determinata e resiliente, ha assicurato che ogni nuovo piano ostile sarà inevitabilmente respinto. Ha esortato i cittadini a mantenere serenità, fiducia e consapevolezza, ricordando che il Paese dispone di strumenti efficaci per neutralizzare qualsiasi minaccia. Ai responsabili governativi ha raccomandato di proseguire con serietà, continuità e determinazione nelle riforme economiche, affrontando inflazione e svalutazione e garantendo un clima produttivo stabile e favorevole allo sviluppo.

Prima del suo intervento, l’Hojjatoleslam Motahhari Asl, rappresentante del Vali-e Faqih nell’Azerbaigian Orientale e Imam della preghiera del venerdì di Tabriz, ha ricordato la resistenza della provincia contro la guerra dei 12 giorni imposta dal regime sionista e la massiccia partecipazione alle manifestazioni del 22 Dey e del 22 Bahman, ribadendo la costante presenza dell’Azerbaigian Orientale sulla scena nazionale.

A cura di Mostafa Milani Amin

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