Agenzia Hawzah News – Il mese benedetto di Ramadan rappresenta un tempo privilegiato per accostarsi al patrimonio straordinario di sapienza, discernimento e guida spirituale dell’Imam Ali. Nella rubrica speciale “Banchetto di sapienza dell’Imam Ali”, attraverso una selezione di sermoni del Nahj al-Balagha commentati dall’Hojjatoleslam Javad Mohaddesi, proponiamo meditazioni e riflessioni spirituali per accompagnare, con profondità e consapevolezza, i momenti dell’iftar (il pasto serale di rottura del digiuno).
Di seguito, le spiegazioni dell’Hojjatoleslam Mohaddesi in merito alla prima sentenza del Nahj al-Balagha.
Col nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo
L’Imam Ali (pace su di lui) afferma nella prima sentenza del Nahj al-Balagha:
كُنْ فِي الْفِتْنَةِ كَابْنِ اللَّبُونِ لَا ظَهْرٌ فَيُرْكَبَ وَ لَا ضَرْعٌ فَيُحْلَبَ
«Nella sedizione sii come il cucciolo di cammello: non ha né dorso da cavalcare né mammella da mungere»
Prima della spiegazione di questa sentenza, va ricordato che il termine “fitna” [da noi qui tradotto con “sedizione” – NdT], nel linguaggio coranico e nelle tradizioni presenta diversi significati: talvolta indica prova o esame; qui invece si riferisce a situazioni di grave disordine, simili a quelle generate dai kharigiti e agli eventi della battaglia di Nahrawan, così come ai tumulti verificatisi durante il governo dello stesso Imam Ali. In tali circostanze, verità e falsità si mescolano, gli orizzonti si fanno oscuri e diventa difficile riconoscere la via corretta.
Ora, quando il vero e il falso appaiono distinti, il dovere è aderire al vero e opporsi al falso. Ma quando la situazione si oscura e le parti si confondono, tra slogan e comportamenti solo apparentemente simili, l’Imam indica una via di prudenza e lucidità: essere come il cucciolo di cammello, cioè non offrire il fianco alla strumentalizzazione e attendere che la verità appaia chiaramente.
Nella cultura araba, il cammello era al contempo mezzo di trasporto, animale da carico e fonte preziosa di sostentamento. Il cucciolo, invece, non possiede né la forza necessaria per essere cavalcato né il latte da offrire, rendendolo inutilizzabile per questi scopi.
Il senso della metafora è dunque che, nei tempi di fitna, sono necessarie vigilanza e lucidità: non comportarsi in modo da diventare strumenti nelle mani altrui, né permettere che la propria scienza, ricchezza, arte o influenza sociale venga sfruttata per alimentare il disordine.
Non sono rari i casi in cui persone autorevoli e influenti, nel pieno delle crisi, si trasformano in pedine: il loro prestigio viene strumentalizzato e vengono utilizzati per il perseguimento di obiettivi estranei alla verità.
La via corretta consiste nel mantenere prudenza e pazienza finché la polvere della confusione non si posa e la verità non emerge con piena chiarezza; solo allora, una volta riconosciuta, occorre sostenerla fermamente e opporsi con determinazione al falso.
A cura di Mostafa Milani Amin

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