Agenzia Hawzah News – La riflessione sul ruolo e sullo status della donna costituisce uno dei criteri fondamentali per comprendere il livello etico e culturale di una società. Nell’orizzonte islamico, tale questione non è marginale né secondaria, ma si colloca al cuore della visione antropologica e spirituale dell’Islam, che definisce la dignità umana, i diritti, i doveri e la finalità dell’esistenza alla luce della Rivelazione. In questo quadro si colloca il saggio dell’Hojjatoleslam Mahdi Mehrizi, docente del seminario di Qom e studioso di scienze islamiche, nel quale l’autore analizza sistematicamente, alla luce del Santo Corano e delle tradizioni profetiche, lo status e il ruolo della donna nella cultura islamica.
Introduzione
Dal momento che le donne rappresentano la metà della società umana, il loro status, la loro posizione e il loro ruolo all’interno di essa costituiscono un valido criterio per valutare il livello di una società e della sua cultura. Esse svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo o nell’involuzione della comunità e sono un fattore determinante nella crescita della qualità della vita.
La cultura di una società è costituita dai suoi costumi, dalle tradizioni, dalle credenze e dal comportamento dei suoi membri. Parimenti, la cultura di una scuola di pensiero è costituita dai suoi principi, dal suo credo e dalle azioni dei suoi fondatori. Pertanto, se si desidera studiare una particolare scuola di pensiero, occorre riferirsi a ciò che i suoi leader e fondatori affermano. Per comprendere il ruolo della donna nella cultura islamica, è dunque necessario esaminare ciò che l’Islam e le sue guide religiose dichiarano a questo riguardo.
Prima di iniziare qualsiasi discussione in merito, è tuttavia opportuno precisare un punto fondamentale: cultura islamica e cultura musulmana non riflettono necessariamente gli stessi valori. Sebbene la cultura musulmana derivi da quella islamica, le due non coincidono sempre. Nel corso dei secoli, infatti, diverse società musulmane si sono discostate dalla cultura islamica originaria. Tale deviazione si è manifestata in misura differente nelle varie parti del mondo, con il risultato che oggi le società musulmane esprimono determinate sfaccettature della cultura musulmana, ma non necessariamente la vera cultura islamica.
La vera cultura dell’Islam può essere valutata soltanto attraverso il Santo Corano e le tradizioni profetiche (Ahadith, plurale di hadith), nonché studiando la vita, il carattere e la condotta del Santo Profeta (S)¹, degli infallibili Imam (as)² e delle nobili Khadija (as) e Fatima (as). La cultura musulmana, invece, va valutata osservando le norme e i modelli comportamentali dei musulmani, nonché le opere culturali dei loro scrittori, artisti e poeti. Chiunque desideri approfondire uno studio comparativo tra queste due culture, individuandone affinità e differenze, dovrebbe accostarsi all’analisi in modo obiettivo e privo di pregiudizi.
Chiarito questo punto, possiamo procedere nell’analisi dello status femminile nella cultura islamica, basandoci sulle sue tre principali fonti: il Santo Corano, i detti del Profeta (S) e le sue tradizioni.
La prospettiva coranica
Quasi duecento versetti del Santo Corano trattano dello status, del ruolo e delle responsabilità della donna negli ambiti individuale, familiare e sociale. Secondo il Santo Corano, uomini e donne possiedono uguali diritti, sebbene in alcune questioni particolari tali diritti possano apparire differenti. La Legge Divina considera infatti che uomo e donna, pur essendo ugualmente “umani” e condividendo lo stesso fine nella Creazione, abbiano esigenze e attitudini specifiche e peculiari. Almeno quindici punti rivelano questo approccio equilibrato, dimostrando come l’Islam non lasci spazio alla discriminazione sessuale.
La creazione: nei versetti in cui il Santo Corano descrive la creazione dell’uomo, la sua posizione di vicario di Dio, la prostrazione degli angeli davanti ad Adamo (as), il soffio dello Spirito Divino nell’uomo, l’insegnamento dei Nomi Divini, il sussurro di Satana, la disobbedienza di Adamo (as), il suo pentimento, ecc., non viene operata alcuna distinzione tra uomo e donna. Tutti questi versetti parlano di “umano”, “uomo”, “figli di Adamo”, senza operare differenze tra i due sessi³.
Potenziale comune: riguardo alle potenzialità nella conoscenza esoterica, al possesso dello Spirito Divino, alla capacità intellettiva, alla consapevolezza etica e al ruolo di vicario di Dio, il Santo Corano non distingue tra uomo e donna, ma attribuisce tali caratteristiche a entrambi. Se ne deduce che uomo e donna sono pienamente paritetici sotto questo aspetto.
Il fine della creazione: secondo il Santo Corano, il fine della creazione dell’uomo e della donna è la sottomissione ad Allah (SwT)⁴, la prova e il conseguimento di una vita pura, senza alcuna distinzione di genere.
Valori umani: per quanto riguarda le virtù e i valori umani — fede, conoscenza, purezza, pietà e buone azioni, inclusi Hajj (pellegrinaggio alla Mecca) e Jihad (sforzo sulla via di Allah (SwT)) — il Santo Corano non fa distinzione tra uomo e donna. Nella Sura al-Ahzâb (33:35) si afferma:
“In verità i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i leali e le leali, i perseveranti e le perseveranti, i timorati e le timorate, quelli che fanno l’elemosina e quelle che fanno l’elemosina, i digiunatori e le digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso ricordano Allah, sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa.”
Cammino verso la perfezione: uomo e donna hanno ricevuto entrambi l’ordine di camminare sulla Retta Via e di tendere verso la perfezione.
Nemico comune: Satana è il nemico comune dell’uomo e della donna; entrambi sono esposti alle sue insidie e a entrambi viene chiesto di guardarsi dai suoi complotti⁵. Il Santo Corano non considera la donna responsabile della “caduta dell’uomo”⁶.
Complementarità: il Santo Corano afferma che uomo e donna si completano reciprocamente⁷.
Credenti e miscredenti: il Santo Corano propone anche esempi femminili per rappresentare credenti e miscredenti: Maryam (as) e Asiyeh (as), moglie del Faraone, sono esempi di fede; le mogli del profeta Noè (as) e di Lot (as) rappresentano invece il prototipo della miscredenza (Sura at-Tahrim 66:10–12).
Ricompense: il Santo Corano valuta le buone azioni di uomini e donne allo stesso modo e promette identica ricompensa (Sura Ali ‘Imran 3:195).
Diverse responsabilità: in alcuni versetti Allah (SwT) assegna agli uomini doveri specifici, distinti da quelli delle donne, come l’obbligo di trattarle con benevolenza (Sura an-Nisa 4:19). Ciò non deve essere interpretato come discriminazione.
Ordinare il bene e proibire il male: questo precetto (al-Amr bi-l-ma‘ruf wa al-Nahy ‘ani-l-munkar) riguarda uomini e donne (Sura at-Tawbah 9:71).
Uguale partecipazione: uomini e donne hanno il diritto di stringere patti e assumere impegni (Sura al-Mumtahana 60:12).
Pietà: il comando della castità e della purezza è rivolto a entrambi (Sura an-Nur 24:30–31).
Eguaglianza tra i sessi: l’Islam condanna la discriminazione. Il Corano critica l’infanticidio femminile diffuso nell’Arabia preislamica (Sura an-Nahl 16:58–59).
Rispetto verso i genitori: il Corano impone il rispetto verso entrambi i genitori, con particolare enfasi sulla madre (Sura al-Ahqaf 46:15; Luqman 31:14).
La cultura islamica attraverso le tradizioni profetiche (ahadith)
Il Profeta dell’Islam (S) ha detto:
“Le donne sono uguali agli uomini”⁸
“Il Paradiso giace sotto i piedi della madre”⁹
“Il Paradiso giace sotto i piedi delle donne”¹⁰
E ancora:
“I migliori tra voi sono quelli che trattano bene le donne”¹¹
“Gli uomini generosi rispettano le donne, mentre gli uomini vili mancano loro di rispetto e sono sgarbati con loro”¹²
Durante tutta la sua vita, il Profeta Muhammad (S) trattò le donne con gentilezza, dando esempio ai suoi seguaci. Disse inoltre:
“Nel distribuire tra i vostri figli siate equi e giusti. Se io potessi scegliere di preferire qualcuno, darei la precedenza alle donne sugli uomini”¹³
Il comportamento del Profeta (S) verso le donne
Il Profeta (S) non alzò mai la mano contro una donna¹⁴. Consultava le sue mogli e sua figlia su varie questioni e ne ascoltava l’opinione. Portava con sé una o due delle sue mogli quando viaggiava¹⁵. Visitava le donne malate¹⁶ e permetteva loro di rivolgersi direttamente a lui per domande o difficoltà.
Conclusione
Da quanto esposto emerge chiaramente la posizione della donna nella cultura islamica, fondata sulle virtù umane e sul comportamento etico, non sul genere.
- Uomo e donna sono uguali nella dignità umana.
- Entrambi hanno pari diritto di tendere alla perfezione.
- La loro natura originaria è pura e sublime.
- Le donne possono partecipare alla vita sociale e politica.
- L’Islam riserva uno speciale rispetto alle madri.
- L’interazione sociale deve fondarsi sulle virtù, non sul genere.
Note
1. (S) abbreviazione di “salla Allahu wa alehi wa alihi wa sallam”: “pace e benedizioni di Allah (SwT) su di lui e sulla sua famiglia”.
2. (as) abbreviazione di “‘aleyhi / ‘aleyha / ‘aleyhim assalam”, “che la pace sia su di lui / lei / loro”, utilizzata accanto ai nomi dei profeti, degli angeli, dei puri Imam e delle donne del Paradiso (Khadija, Fatima Zahra, Maria, Asiah); secondo alcuni pareri viene usata anche accanto ai nomi di altre donne come Zeynab, Ruqayya, Oum Kulthum, Fatima Masuma.
3. A questo proposito confrontare il Santo Corano, Surat al-Baqara, 2:30-38.
4. (SwT) abbreviazione di “Subhana wa Ta‘ala”: “Lode a Colui che è privo di ogni imperfezione, l’Altissimo”.
5. A questo proposito confrontare il Santo Corano, 12:5 e 36:60.
6. Al contrario dell’Ebraismo e del Cristianesimo, a questo proposito cfr. Santo Corano, 7:19-22.
7. A questo proposito cfr. Santo Corano, 2:187.
8. Musnad, Ahmad Ibn Hanbal, v. 6, p. 256.
9. Kanz al-‘Ummal, v. 16, p. 261.
10. Tabaqat al-Kubra, Ibn Sa’d, v. 2, p. 272.
11. Sunan Ibn Maj’ah, v. 2, p. 636.
12. Tarikh Dimashq (Storia di Damasco), v. 7, p. 50.
13. Sahih al-Bukhari, v. 3, p. 157.
14. Tabaqat al-Kubra, Ibn Sa’d, v. 8, pp. 204-205.
15. Sunan Ibn Maj’ah, v. 1, p. 633.
16. Sunan al-Tirmidhi, v. 1, p. 456.
A cura di Mostafa Milani Amin

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