Agenzia Hawzah News – Umer Khalid, attivista britannico di 22 anni legato al gruppo Palestine Action, ha interrotto alla fine di gennaio 2026 uno sciopero congiunto della fame e della sete dopo un rapido e grave deterioramento delle sue condizioni fisiche. Detenuto in custodia cautelare nel carcere di Wormwood Scrubs, a Londra, Khalid aveva smesso di assumere non solo cibo ma anche liquidi, esponendosi a un rischio immediato per la vita, con segni di insufficienza cardiaca e compromissione di più organi.
La sua protesta si inseriva in uno sciopero della fame iniziato nel novembre 2025 da otto detenuti collegati a Palestine Action, considerato tra i più lunghi e coordinati degli ultimi decenni nel Regno Unito. Gli attivisti chiedevano la concessione della libertà su cauzione, la rimozione delle restrizioni sulle comunicazioni e sulle visite, maggiore trasparenza sulle condizioni di detenzione e la cessazione di rapporti governativi con aziende del settore degli armamenti ritenute coinvolte nelle operazioni militari contro la popolazione palestinese.

Con il peggiorare delle sue condizioni, le autorità carcerarie hanno trasferito Khalid in un’unità di terapia intensiva, dopo che la sua frequenza cardiaca era scesa a livelli considerati pericolosi e si temeva un arresto improvviso. Successivamente è stato riportato in carcere, dove resta sotto monitoraggio medico. Medici e osservatori hanno sottolineato che il digiuno prolungato, aggravato dall’assenza di liquidi, può causare danni organici irreversibili e che la fase di rialimentazione comporta rischi clinici significativi.
Lo sciopero collettivo ha suscitato proteste e manifestazioni di solidarietà in diverse città britanniche, con numerosi arresti tra i sostenitori. Khalid e gli altri detenuti sono in attesa di processo per accuse legate ad azioni di protesta contro siti industriali e militari, accuse che respingono, definendo le proprie iniziative come atti di disobbedienza civile non violenta.
La fine dello sciopero di Khalid segna la conclusione formale di una stagione di proteste estreme all’interno delle carceri britanniche, ma non chiude il dibattito politico e giuridico sollevato dal caso. Organizzazioni per i diritti umani e osservatori indipendenti continuano a interrogarsi sull’uso della custodia cautelare, sulla gestione dei detenuti in sciopero della fame e sulla tutela effettiva del diritto alla salute e alla dignità delle persone private della libertà.
A cura di Mostafa Milani Amin

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