Friday 17 October 2025 - 16:40
L’alfabetizzazione culturale, una necessità nel percorso di educazione adeguata di bambini e adolescenti

L’alfabetizzazione culturale, andando oltre l’alfabetizzazione mediatica, aiuta i bambini e gli adolescenti di oggi a raggiungere una comprensione adeguata a vivere consapevolmente nel mondo digitale e delle nuove tecnologie.

Agenzia Hawzah News - Oggi uno dei temi molto importanti, che va considerato al di là della questione dell’alfabetizzazione mediatica, è quello dell’alfabetizzazione culturale, che in realtà rappresenta un concetto chiave e va oltre la semplice capacità di leggere e scrivere.

In effetti, questo concetto si riferisce a un insieme di saperi, informazioni e risorse culturali condivise, che sono considerate essenziali per comprendere pienamente testi, media e comunicazioni quotidiane all’interno di una società.

Per questo motivo, esperti e specialisti ritengono che una persona dotata di alfabetizzazione culturale possa svolgere un ruolo più efficace nella società, poiché è in grado di cogliere il significato implicito o allusivo dei messaggi e, su questa base, stabilire relazioni più profonde con gli altri.

La necessità di utilizzare l’alfabetizzazione culturale nell’educazione dei bambini

L’importanza del tema dell’alfabetizzazione culturale tra le nuove generazioni deriva dal fatto che essa rappresenta un percorso che li aiuta non solo a sapere “che cosa” leggere, ma anche “come” comprendere e interpretare il mondo che li circonda.

Secondo il dottor Mohammad-Mehdi Seyyed Naseri, ricercatore nel campo culturale e attivista dei media nel mondo contemporaneo, il bambino iraniano cresce e si sviluppa con avatar, animazioni globali e giochi multinazionali, prima ancora di familiarizzare con racconti nazionali e poesie antiche. In realtà, egli comprende il mezzo, ma non la cultura: ad esempio, usa il telefono cellulare, ma non ne coglie il significato culturale ed etico.

Egli ha inoltre aggiunto: «Questa distanza è in realtà quel divario nascosto che ha posto la nostra società di fronte a un fenomeno nuovo: il bambino digitale privo di cultura, non per mancanza di moralità, ma per carenza di educazione culturale. Da anni, nel nostro sistema educativo e mediatico, si parla di alfabetizzazione mediatica, intesa come capacità di usare, analizzare e valutare i media. Ma bisogna considerare che l’alfabetizzazione culturale ha uno strato più profondo, poiché insegna al bambino come preservare la propria identità, i propri valori e la propria cultura di fronte ai contenuti mediatici».

L’alfabetizzazione mediatica è uno strumento, quella culturale è una radice

Questo ricercatore nel campo della cultura e dei media ha spiegato: «Bisogna considerare che, sebbene l’alfabetizzazione mediatica sia uno strumento, l’alfabetizzazione culturale è una radice; in effetti, il mezzo è un modo per vedere il mondo, ma è la cultura che determina come vederlo. L’alfabetizzazione culturale significa vivere consapevolmente nel mondo digitale, nel senso che bambini, adolescenti e persino giovani devono sapere non solo “come” pubblicare un post, ma anche “perché” e “per quale scopo” farlo».

Egli ha sottolineato: «Nelle nostre scuole, sebbene talvolta si parli di “laboratori di alfabetizzazione mediatica” o di “formazione per un ambiente virtuale sicuro”, spesso queste attività si limitano a competenze tecniche e avvertimenti disciplinari. Diciamo al bambino: non pubblicare informazioni personali, non ricevere messaggi da sconosciuti, riduci il tempo di utilizzo del telefono. Ma raramente gli diciamo: perché devi riconoscere la menzogna virtuale? Come difendere la tua cultura locale? E che significato ha restare iraniano e umano in un mondo senza confini?».

Un altro motivo per l’importanza dell’alfabetizzazione culturale

Seyyed Naseri, sottolineando anche questo punto chiave, ha affermato: «In sostanza, senza alfabetizzazione culturale, l’alfabetizzazione mediatica si trasforma in uno strumento cieco». Ha proseguito: «Intendo uno strumento che può proteggere il bambino dalle minacce tecniche, ma non dal dominio morbido degli algoritmi e degli stili di vita imposti, che oggi si sono trasformati in una seria piaga nel campo culturale e sociale».

Egli ha aggiunto: «Ad esempio, quando bambini e adolescenti della nostra società si confrontano ogni giorno con clip che presentano la violenza come comicità, il consumismo come valore e l’imitazione delle celebrità come motivo di orgoglio, in realtà stanno ricevendo un’educazione, ma non dalla scuola, bensì dall’algoritmo. Qualche tempo fa, l’UNESCO, in un rapporto incentrato su “alfabetizzazione mediatica e digitale per i bambini”, ha evidenziato un punto importante: la protezione dell’identità culturale e linguistica dei bambini nello spazio virtuale è uno dei pilastri del diritto all’educazione culturale. In assenza di questa protezione, i bambini non solo diventano consumatori passivi di informazioni, ma si allontanano gradualmente dalle proprie radici culturali».

Occorre un lavoro di base che vada oltre i libri di testo

Narges Shokrzadeh, ricercatrice del seminario femminile, ha sottolineato che il nostro sistema educativo deve istituzionalizzare l’alfabetizzazione culturale in una forma che vada oltre i libri di testo, e in questo ambito occorre un lavoro serio e fondato. In effetti, i bambini devono imparare a scuola come pensano i media, come costruiscono le narrazioni, e come si può comunicare con il mondo preservando il rispetto per la propria cultura. Ritengo quindi fermamente che, nelle condizioni attuali, dobbiamo allontanarci dalla riproduzione di messaggi superficiali e produrre contenuti riflessivi, locali e multimediali specifici per bambini e adolescenti, in linea con le caratteristiche e le esigenze della nostra società, e diffonderli.

Ella ha inoltre ricordato: «L’alfabetizzazione culturale non significa chiudere le porte al mondo attuale, influenzato dalla tecnologia e dall’innovazione, ma significa aprire le finestre con la necessaria consapevolezza. In effetti, nostro figlio può apprendere dalle conquiste globali, ma deve sapere dove si colloca nel mondo e cosa rappresenta. Occorre quindi sottolineare correttamente questo punto centrale: l’alfabetizzazione mediatica, se priva di un sostegno culturale, è come insegnare a nuotare in un mare di cui non si comprende la profondità».

Necessità di elevare il livello di consapevolezza delle famiglie iraniane

Shakerzadeh, in conclusione del suo intervento, ha affermato: «La nostra pianificazione mirata deve essere tale che il suo risultato sia il passaggio da una generazione che si limita a cliccare a una generazione che ha una buona comprensione e conoscenza delle questioni. In effetti, l’educazione digitale dei bambini iraniani sarà completa solo quando tre anelli saranno correttamente affiancati: competenza tecnica, comprensione culturale e responsabilità etica. In questo percorso, anche i media collettivi hanno una missione importante per sensibilizzare la società e in particolare le famiglie».

A cura di: Seyyed Mohammad-Mahdi Mousavi

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