Agenzia Hawzah News – Quest’anno l’anniversario della nascita del Principe dei Credenti Ali (pace su di lui) e quello del martirio del tenente generale Qasem Soleimani coincidono nel giorno e nel numero, 13 Rajab e 13 Dey. Questa convergenza temporale ispira a riflettere sul nesso profondo tra principi etici, leadership responsabile e azione concreta, ieri come nella realtà contemporanea.
La vita di Ali, pace su di lui, offre un modello compiuto di integrità che abbraccia la sfera familiare, il governo, l’educazione dei figli e la vita sociale. Il titolo “Amir al-Mu’minin” (Principe dei Credenti) esprime una concezione della guida fondata sulla fede, sulla responsabilità morale e sull’Autorità divina, in cui il potere è inscindibile dai valori etici, dalla verità, dalla giustizia e da un’autentica spiritualità.
Nella sfera familiare, l’educazione secondo Ali è fondata sulla relazione e sul riconoscimento della dignità del bambino. L’errore non è motivo di umiliazione o punizione, ma occasione di apprendimento e maturazione. Creare uno spazio emotivo sicuro, accompagnato da pazienza e coerenza, consente ai figli di crescere senza coercizione, interiorizzando valori e virtù in modo autentico.
In ambito coniugale, Ali sapeva armonizzare ragione ed emozione, affrontando i conflitti con lucidità e sensibilità e riconoscendo i bisogni emotivi della coniuge. Comprensione reciproca, perdono consapevole e collaborazione quotidiana diventano così strumenti essenziali per costruire un equilibrio duraturo nella vita domestica e, di riflesso, nella società.
La guida della società secondo Ali si fonda su saggezza, prudenza e riservatezza, qualità indispensabili per decisioni giuste, lungimiranti ed efficaci. La sua vita mostra come coraggio e discernimento, conoscenza e azione, autorità ed equilibrio possano armonizzarsi in un modello alto e coerente di responsabilità pubblica, in cui l’esercizio del potere è sempre orientato alla giustizia e al bene comune.
Un tratto distintivo del modello di Ali è il primato dell’autodisciplina. La capacità di guidare nasce dal dominio di sé: controllo delle passioni, vigilanza sulle intenzioni, coerenza tra interiorità e azione. La giustizia, in questa prospettiva, non è solo un principio astratto o un criterio istituzionale, ma una pratica quotidiana che inizia dall’individuo e si riflette nelle scelte pubbliche.
In questo orizzonte, la responsabilità non ammette eccezioni né privilegi. Ali concepisce l’autorità come vincolo prima che come prerogativa: chi guida è il primo a essere sottoposto alla legge morale e a rispondere delle proprie decisioni. Ogni forma di favoritismo, anche quando coinvolge i legami più stretti, compromette l’equilibrio della società e mina la legittimità della guida.
Un ulteriore elemento centrale è il rapporto tra discernimento, riservatezza e riuscita dell’azione. La tradizione attribuisce ad Ali una visione strategica fondata sulla ponderazione, sulla capacità di valutare le conseguenze e sulla custodia delle informazioni. La riservatezza non è chiusura, ma protezione del processo decisionale; senza prudenza e profondità di analisi non esistono stabilità né risultati duraturi.
Vivere secondo Ali significa inoltre mantenere una consapevolezza costante della presenza divina in ogni ruolo e circostanza. Non vi è separazione tra sfera privata e responsabilità pubblica: ogni atto è compiuto sotto lo sguardo di Dio. Questa vigilanza interiore trasforma l’etica in prassi concreta e impedisce che il potere si sganci dai valori che devono orientarlo.
In questo quadro si colloca la figura del tenente generale Qasem Soleimani come espressione contemporanea di tale eredità etica e operativa. Dalla formazione negli anni della guerra imposta, alla lunga esperienza alla guida delle Forze Quds, fino al confronto diretto con crisi regionali di straordinaria complessità, il suo percorso mostra una costante traduzione pratica dei principi di Ali: visione strategica di lungo periodo, autodisciplina rigorosa, sobrietà personale, gestione responsabile di uomini e risorse, attenzione costante alle conseguenze politiche, sociali e umane di ogni decisione. In contesti segnati da frammentazione, conflitti asimmetrici e forte pressione internazionale, Soleimani ha privilegiato il coordinamento, la stabilizzazione e la prevenzione del caos, assumendo su di sé il peso delle scelte più difficili.
Il suo martirio rappresenta l’esito coerente di una vita vissuta nella logica della responsabilità e del servizio, non come evento isolato ma come conclusione di un percorso segnato dalla continuità tra principi e azione. In questa prospettiva, la sua figura conferma che il modello di guida ispirato ad Ali non appartiene alla sfera dell’ideale astratto, ma costituisce una forma concreta di azione etica e politica, pienamente operante e verificabile nella realtà del XXI secolo.
Mostafa Milani Amin

Your Comment