Monday 16 February 2026 - 07:57
Le responsabilità dei seminari sono incomparabili rispetto a cinquant’anni fa / Il Nahj al-Balagha e la Sahifa Sajjadiyya sono la principale forza culturale e spirituale dell’Iran islamico

Il direttore dei seminari evidenzia che, rispetto a cinquant’anni fa, le responsabilità dell’istituzione sono profondamente mutate: in un mondo sempre più interconnesso cresce, in misura senza precedenti, la sete degli insegnamenti degli Ahl al-Bayt, mentre il Nahj al-Balagha e la Sahifa Sajjadiyya si confermano espressione della forza culturale e spirituale dell’Iran islamico.

Agenzia Hawzah News – L’Ayatollah Alireza Arafi, intervenendo a Qom davanti ai responsabili delle fondazioni pie islamiche e delle fonti di finanziamento stabili dei seminari, ha affermato che le responsabilità odierne dei seminari sono incomparabili rispetto a quelle di cinquant’anni fa. Dopo la Rivoluzione Islamica, il mondo è divenuto assai più complesso e interconnesso; al contempo cresce, a livello globale, una sete senza precedenti per gli insegnamenti degli Ahl al-Bayt.

Pur riconoscendo la rilevante crescita, quantitativa e qualitativa, dei seminari dopo la Rivoluzione Islamica del 1979, ha osservato che le capacità attuali coprono soltanto una minima parte delle necessità esistenti. Oggi l’Islam e il pensiero sciita sono presenti in circa 170–180 Paesi grazie all’opera di religiosi formati dopo la Rivoluzione: un fenomeno privo di precedenti, reso possibile – ha sottolineato – dal sostegno del popolo iraniano.

L’Ayatollah Arafi ha delineato tre priorità strategiche per l’attività dei seminari nel contesto attuale:

  1. sviluppare e sistematizzare le scienze umane islamiche, al fine di rispondere in modo organico ai nuovi bisogni normativi e istituzionali dello Stato;
  2. affrontare con rigore metodologico centinaia di dossier di ricerca ancora aperti, offrendo soluzioni fondate e operative;
  3. rafforzare la presenza culturale e religiosa sul territorio, consolidando il legame con la società e ampliando l’azione formativa e di orientamento spirituale.

Sul piano interno ha stimato che, a fronte di una popolazione di circa 90 milioni di abitanti in Iran, siano necessarie almeno 90.000 moschee con imam a tempo pieno; includendo personale femminile qualificato, il fabbisogno complessivo salirebbe a 180–200 mila operatori. In vista del prossimo Ramadan è previsto l’invio di 50.000 divulgatori, in collaborazione con diversi enti, tra cui l’Organizzazione per la Divulgazione Islamica.

In ambito internazionale ha ribadito che opere come il Nahj al-Balagha e la Sahifa Sajjadiyya rappresentano la principale forza culturale e spirituale dell’Iran islamico: attraverso di esse il messaggio sciita – con i suoi nuclei portanti, quali Ashura e Mahdawiyya – esercita una crescente capacità di attrazione a livello globale e si afferma come proposta religiosa e valoriale fondata non su strumenti militari, bensì su intelletto, cultura e spiritualità.

Ha infine richiamato l’attenzione sulle sfide poste dall’intelligenza artificiale e sulle trasformazioni profonde che essa sta producendo nei modelli cognitivi, nelle relazioni sociali e nei sistemi educativi, evidenziando l’emergere di nuovi interrogativi etici e culturali. In tale quadro ha invitato i benefattori a sostenere con rinnovata determinazione le attività dei seminari, affinché possano rafforzare la propria capacità di guida spirituale e di orientamento sociale, sottolineando che solo un impegno lungimirante in questo ambito consentirà di affrontare con responsabilità le trasformazioni in atto e di garantire una presenza religiosa autorevole e culturalmente incisiva nel mondo contemporaneo.

A cura di Mostafa Milani Amin

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