Tuesday 27 January 2026 - 10:25
La recente sedizione non è stata una spontanea rivolta popolare, ma un colpo di Stato organizzato dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Islam, il popolo iraniano e la Repubblica Islamica

Dal rogo del Corano all’uccisione di bambini, l’Ayatollah Seyyed Ahmad Khatami denuncia una guerra ibrida orchestrata da Stati Uniti e Israele. I leader delle violenze, secondo la legge islamica, rientrano nei reati di muḥāraba (atti di guerra), corruzione sulla terra, omicidio e terrorismo.

Agenzia Hawzah News – I recenti disordini in Iran non sono stati manifestazioni spontanee né proteste sociali, ma un colpo di Stato violento e organizzato contro l’Islam, il popolo e la Repubblica Islamica, pianificato dagli Stati Uniti e dal regime sionista. Lo ha affermato l’Ayatollah Seyyed Ahmad Khatami, membro del Consiglio dei Guardiani, intervenendo lunedì 26 gennaio 2026 al grande raduno dei seminaristi di Qom, svoltosi nella storica scuola teologica Feyziyeh e convocato per condannare le profanazioni del Corano e ribadire il pieno sostegno alla Guida Suprema della Rivoluzione Islamica.

Richiamando 47 anni di mobilitazioni rivoluzionarie dei religiosi sciiti, Khatami ha chiarito che il primo e vero obiettivo delle violenze è stato l’Islam stesso. I roghi pubblici del Corano, l’incendio sistematico di centinaia di moschee, husayniyya, mausolei, sale di preghiera e uffici religiosi, l’uccisione di sette seminaristi e persino gli attacchi a chiese cristiane dimostrano un odio strutturale verso la religione in sé, non una rivendicazione politica o sociale.

Respinte con decisione le false narrazioni occidentali su un presunto distacco del popolo iraniano dalla fede, Khatami ha affermato che gli autori delle profanazioni erano gruppi isolati e strumentalizzati, rapidamente travolti dalla risposta popolare. Da qui l’appello a una presenza costante sulla scena sociale e politica: in assenza di vigilanza, ha avvertito, i nemici della religione distruggerebbero ogni suo segno.

Definendo gli eventi una sedizione violenta e organizzata, l’Ayatollah Khatami ha affermato che si è trattato di un colpo di Stato fallito contro la Repubblica Islamica, crollato in meno di 48 ore. A sostegno ha citato dati ufficiali: 2.427 morti, tra cui bambini di due, tre e otto anni; oltre 600 infrastrutture pubbliche distrutte, 800 veicoli privati incendiati, centinaia di autobus, 200 scuole, 300 abitazioni, 700 negozi e 24 distributori di carburante attaccati; 49 stazioni di polizia e 404 edifici governativi danneggiati.

Secondo l’Ayatollah Khatami, tali azioni configurano in modo inequivocabile la corruzione sulla terra (ifsād fī al-arḍ), come stabilito dal versetto 33 della Sura al-Ma’ida. I leader delle violenze, osserva Khatami, rientrano dunque in quattro categorie giuridico-religiose: muḥārib (chi commette atti di guerra e semina morte, terrore e insicurezza), bāġī (ribelli contro l’Imam giusto), mufsīd (coloro che diffondono la corruzione) sulla terra e qātil (assassini), secondo l’interpretazione dell’Imam Khomeini nel Taḥrīr al-Wasīla e il consenso consolidato della giurisprudenza sciita classica.

Da qui la richiesta di applicazione ferma e senza ambiguità delle pene previste, con una distinzione netta tra capi e ideatori, esecutori consapevoli e persone ingannate. Per queste ultime, Khatami ha invocato un approccio correttivo ed educativo sul modello dell’Imam Ali (pace su di lui), pur mantenendo un effetto deterrente.

Nel quadro della guerra ibrida in atto, l’Ayatollah Khatami ha indicato come obiettivo centrale l’attacco alla Guida Suprema, respingendo le trame statunitensi per un cambio di leadership e ribadendo che la difesa della wilaya (autorità divina) non è uno slogan politico, ma un pilastro teologico e identitario della dottrina sciita. Ha infine denunciato alcune prese di posizione interne, rappresentate da dichiarazioni che in apparenza suonano da ammonimento ma che, nel contenuto, riproducono esattamente la retorica di Trump e Netanyahu, chiedendo di cambiare leadership e imputando al sistema la responsabilità dei problemi del Paese; posizioni che ha condannato come un’offesa al popolo iraniano.

In conclusione, Khatami ha indicato quattro assi strategici per affrontare le future sedizioni: vigilanza permanente, presenza attiva nei contesti sociali e politici, obbedienza alla leadership e unità dell’Umma. Ha quindi ringraziato i presenti al raduno dei seminaristi di Qom, definendoli persone di fede e di dignità, e ha condannato i sediziosi come responsabili di un crimine senza precedenti: hanno dato fuoco a moschee, al Corano e ai villaggi, compiendo atrocità in nome dell’Iran e distruggendo intere comunità, in un’onda di violenza che nemmeno l’invasione mongola aveva conosciuto. Tuttavia, ha concluso, per grazia divina i sediziosi sono stati smascherati.

A cura di Mostafa Milani Amin

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