Agenzia Hawzah News – Il 5 Shaʿban, che segna il benedetto genetliaco dell’Imam Zayn al-Abidin (pace su di lui), costituisce un’occasione privilegiata per tornare a una delle sue orazioni più dense e rivelatrici. Pronunciata nel consesso di corte di Yazid a Damasco — convocato per celebrare la presunta vittoria di Karbala e legittimare il potere omayyade — essa si colloca in un contesto segnato dalla prigionia e da un’umiliazione solo apparente. In tale scenario, l’Imam spiega con chiarezza cristallina la specificità spirituale e storica degli Imam dell’Ahl al-Bayt, esponendo i doni divini che li contraddistinguono e le prerogative che attestano la loro elezione storica.
Questa orazione, riportata come parte del suo discorso pubblico nel consesso di Yazid e trasmessa da al-Khwarizmi nel Maqtal al-Husayn (vol. 2, p. 69), costituisce una delle formulazioni più esplicite e teologicamente dense della dottrina dell’Imamato. In essa, l’Imam Zayn al-Abidin definisce con precisione i tratti distintivi dell’eccellenza degli Imam:
أيُّهَا النّاسُ اُعطينا سِتّا وفُضِّلنا بِسَبعٍ اُعطينَا العِلمَ وَالحِلمَ وَالسَّماحَةَ وَالفَصاحَةَ وَالشَّجاعَةَ وَالمَحَبَّةَ في قُلوبِ المُؤمِنينَ وفُضِّلنا بِأَنَّ مِنَّا النَّبِيَّ المُختارَ مُحَمَّدا صلى اللّه عليه و آله ومِنَّا الصِّدّيقُ ومِنَّا الطَيّارُ ومِنّا أسَدُ اللّهِ وأَسَدُ الرَّسولِ ومِنّا سَيِّدَةُ نِساءِ العالَمينَ فاطِمَةُ البَتولُ ومِنّا سِبطا هذِهِ الاُمَّةِ وسَيِّدا شَبابِ أهلِ الجَنَّةِ
«O uomini! Ci sono state concesse sei cose e ci è stata conferita superiorità per sette. Ci è stato donato il sapere, la saggia mitezza, l’indulgenza, l’eloquenza, il coraggio e l’amore nei cuori dei credenti. E ci è stata conferita superiorità perché a noi appartiene il Profeta Eletto, Muhammad, benedizioni su di lui e sulla sua Famiglia; a noi appartiene al-Ṣiddīq (epiteto di Ali ibn Abi Talib); a noi appartiene al-Ṭayyār (epiteto di Jaʿfar ibn Abi Talib); a noi appartiene il Leone di Dio e Leone del Messaggero; a noi appartiene la Signora delle donne dei mondi, Fatima al-Batūl; e a noi appartengono i due nipoti di questa Ummah e signori dei giovani del Paradiso»
Questa dichiarazione non è espressione di vanto genealogico né di rivendicazione identitaria. È, piuttosto, una formulazione teologica rigorosa della realtà dell’Imamato. Le sei qualità menzionate non sono virtù accessorie, ma strumenti della guida divina: il sapere come fondamento dell’autorità, la saggia mitezza come fregio dell’autorità, l’indulgenza come respiro della giustizia, l’eloquenza come veicolo della verità, il coraggio come garanzia della sopravvivenza della verità e l’amore nei cuori dei credenti come anima della fede.
La preferenza accordata all’Ahl al-Bayt si radica nella storia sacra dell’Islam. L’Imamato non è separabile dalla missione profetica, ma ne costituisce la continuità vivente e interpretativa. Dal Profeta Muhammad a Fatima, da Hamza a Jaʿfar, fino ai due signori dei giovani del Paradiso, si dispiega una linea ininterrotta di testimonianza, sacrificio e purezza, nella quale la verità si trasmette non soltanto per parola, ma per esistenza reale.
Il contesto in cui queste parole vengono pronunciate ne accresce ulteriormente la portata. Di fronte a una tirannide che si presenta arrogantemente vittoriosa, l’Imam rovescia la scena senza ricorrere alla forza: ridefinisce i criteri della grandezza, mostrando che la dignità non nasce dal dominio ma dalla prossimità a Dio; che l’autorità autentica non si impone ma si riconosce; e che la sconfitta apparente non intacca né la verità né l’autentica legittimità.
Celebrare il 5 Shaʿban significa dunque tornare a questa parola fondativa, che non appartiene soltanto alla memoria storica, ma continua ad agire come criterio di discernimento nel presente. Essa insegna che l’Imam è conoscenza incarnata, misericordia operante e coraggio sapiente, e che gli Ahl al-Bayt restano il riferimento vivente attraverso cui l’Islam autentico si rende riconoscibile, al di là delle apparenze e dei rapporti di forza.
Mostafa Milani Amin

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