Monday 5 January 2026 - 18:10
L’esempio di Zaynab da Karbala a Gaza: il silenzio come rispetto, la pazienza come fedeltà, la parola come custodia

Zaynab emerge come modello compiuto della fede vissuta: il dolore interiore elevato a dignità e rispetto, la conoscenza lucida e totale dell’Imam del proprio tempo, la pazienza consapevole e orientata alla responsabilità, e il compito storico di custodire, preservare e trasmettere, attraverso la parola e la testimonianza, il messaggio perenne e salvifico di Ashura.

Agenzia Hawzah News – Il 15 Rajab non è soltanto una data di commemorazione nel calendario islamico, ma un tempo di silenziosa meditazione su una delle figure più decisive e luminose della storia dell’Islam. Ricordare la dipartita di Zaynab bint Ali, pace su di lei, significa andare oltre il semplice ricordo storico per interrogarsi sul significato più profondo della fede vissuta, della pazienza consapevole e della responsabilità morale davanti alla verità, soprattutto quando essa è messa alla prova dalla violenza, dall’ingiustizia e dalla sofferenza.

Zaynab non è una figura marginale della tragedia di Karbala, né una semplice spettatrice degli eventi. Come hanno sottolineato autorevoli studiosi e maestri del pensiero islamico, non è possibile comprendere in profondità Karbala, né cogliere pienamente la statura spirituale e storica dell’Imam Husayn, pace su di lui, senza riconoscere il ruolo centrale e determinante di questa sapiente e coraggiosa donna. Il sacrificio dell’Imam e la testimonianza di Zaynab costituiscono un’unica traiettoria di verità: separarli significa indebolire la comprensione stessa di Ashura e ridurne la portata salvifica e storica.

Uno degli aspetti più elevati della personalità di Zaynab si manifesta proprio là dove l’umano raggiunge il suo limite estremo: nella perdita del figlio. Colpisce profondamente il fatto che le fonti storiche non riportino alcuna parola pronunciata da lei sul martirio di suo figlio ʿAwn. Non perché il dolore fosse minore o attenuato, ma perché la sua educazione spirituale e la sua lucidità morale le impedivano di porre, anche solo implicitamente, il sacrificio personale sullo stesso piano della missione dell’Imam e dei dolori da lui patiti, segnati dalla perdita dei figli, dei familiari e dei compagni più cari. In questo contesto, il silenzio non è assenza di amore né rimozione della sofferenza, ma la forma più alta del rispetto, un rispetto sacrale verso il sacrificio assoluto, capace di elevare il dolore individuale a adesione consapevole alla verità.

Questa nobiltà interiore può essere compresa nella sua piena profondità solo alla luce delle qualità eccezionali che definiscono la statura spirituale di Zaynab e la rendono un modello senza tempo per ogni epoca e per ogni società, capace di parlare con uguale forza alla coscienza individuale e alla responsabilità collettiva.

La prima è un’esperienza spirituale autentica, una gnosi vissuta e mai esibita. Già nell’infanzia, le sue parole rivelano una sorprendente profondità di fede: la consapevolezza che nel cuore del credente non possano convivere due amori assoluti, poiché l’amore vero appartiene unicamente a Dio. Questa visione non resta mai astratta né confinata al pensiero. Dopo il tramonto di Ashura, quando il suo mondo affettivo è stato totalmente spezzato, Zaynab è ancora in piedi nella preghiera notturna; e durante la prigionia, stremata dalla fame e dalla violenza, continua a pregare senza interrompere il legame con il suo Signore, arrivando a sedersi solo quando il corpo non le consente più di reggersi. In lei, adorazione, sacrificio e compassione si fondono in un’unica realtà spirituale, rendendo la fede una forma concreta di esistenza.

La seconda qualità è la conoscenza piena dell’Imam del proprio tempo. In Zaynab, il legame con l’Imam Husayn non è soltanto familiare o affettivo, ma profondamente spirituale e responsabile: un rapporto tra guida e seguace consapevole, tra autorità legittima e coscienza vigile. Nella notte decisiva, la sua preoccupazione non è rivolta a se stessa né al futuro immediato, ma alla sorte dell’Imam e alla continuità della sua missione. È questa consapevolezza lucida che trasforma la fede in responsabilità storica e rende la sua condotta un riferimento esemplare per ogni epoca e per ogni comunità credente.

La terza qualità è una pazienza eroica, radicalmente lontana da ogni forma di passività o rassegnazione. La pazienza di Zaynab è lucidità nel cuore della tempesta, capacità di restare interiormente vigile quando tutto sembra crollare. È una pazienza che non immobilizza, ma prepara l’azione, che non chiude il dolore in sé stesso, ma lo trasforma in possibilità di risveglio e di verità. Senza questa pazienza consapevole, Karbala sarebbe rimasta un evento di violenza e di morte; attraverso di essa, diventa invece un messaggio eterno, capace di parlare alle coscienze di ogni tempo.

Infine, la quarta qualità è la capacità di assumere una responsabilità decisiva nel cuore della sconfitta solo apparente. In catene, esposta all’umiliazione pubblica e posta davanti ai palazzi del potere, Zaynab rovescia i rapporti di forza non con le armi, ma con la parola. Le sue orazioni a Kufa e a Damasco non sono semplici discorsi di denuncia o di protesta: sono atti fondativi, attraverso i quali la verità di Ashura viene sottratta alla narrazione dei vincitori e consegnata alla coscienza della storia. È in quel momento che la sconfitta materiale si dissolve e la vittoria morale prende forma definitiva, trasformando la tragedia in criterio di giudizio per ogni tempo.

In questo giorno di memoria, Zaynab non appare come una figura relegata al passato, ma come una misura esigente del presente. Il suo esempio insegna che la fede autentica è disciplina interiore, responsabilità morale e capacità di non lasciare che il dolore resti muto o sterile. Ci mostra che l’amore non annulla il dovere verso la verità e che la sofferenza, se assunta con lucidità, può diventare parola, denuncia e testimonianza.

Oggi, di fronte a terre dilaniate come Gaza e a popoli martoriati dalla violenza e dall’ingiustizia, il suo insegnamento si fa ancora più urgente: rendere eterna la denuncia, non lasciare che il grido degli oppressi venga cancellato dalla prepotenza dei tiranni. Ogni bambino innocente ucciso a Gaza è così manifestazione della passione del Signore dei Martiri, una presenza che incrina realmente la continuità spazio-temporale della storia, segno che la verità sacrificata continua a ripresentarsi sotto forme sempre nuove. Come Zaynab, anche noi siamo chiamati a trasformare la sconfitta apparente in memoria viva, perché ogni giorno può essere Ashura e ogni terra può diventare Karbala, se la verità trova chi abbia il coraggio di custodirla, testimoniarla e trasmetterla.

Mostafa Milani Amin

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