Agenzia Hawzah News – Durante il Ramadan, non mancano sui social provocazioni costruite sull’ignorante ostentazione di abbuffate e immagini di maiali, esibite come gesti di sfida, con l’illusione di poter rifilare la cafonaggine per libertà di espressione e la derisione come segno di intelligenza o di sedicente superiorità valoriale.
Che dire?
Sì, che dire di un Occidente che parla di difesa dei propri valori ma è moralmente marcio fino al midollo proprio a causa di questi suoi fasulli valori, costruiti su palesi narrazioni autoreferenziali e sostenuti soltanto da becera propaganda?
E quali sarebbero, poi, questi valori?
Quelli evocati mentre emergono scandali come quello di Epstein, mentre leader controversi come Trump trasformano la politica in spettacolo permanente, mentre la NATO si presenta come garante morale oltre che militare, mentre sotto gli occhi del mondo si consuma il genocidio di Gaza tra silenzi, giustificazioni e indignazioni selettive? Un vortice di contraddizioni che smaschera la distanza crescente tra i valori proclamati e la realtà praticata.
O forse il culto del maiale, del vino e degli istinti animali, l’ostentazione delle abbuffate di Natale e Capodanno, celebrate in nome di uno dei più astinenti, asceti e moderati messaggeri divini? Forse sono questi i simboli elevati a valori, trasformati in rituali di eccesso mentre si svuota di significato ogni richiamo alla spiritualità, al sacrificio e alla disciplina interiore? Un paradosso evidente, in cui il richiamo religioso sopravvive come cornice culturale, mentre il contenuto morale viene sistematicamente ignorato, quando non apertamente ridicolizzato.
Non potrebbe essere altrimenti: una simile cloaca di corruzione non può che opporsi al Ramadan, la cui essenza è l’educazione alla Pietà, all’autodisciplina e alla purificazione interiore, valori che, per contrasto, smascherano la decomposizione morale di chi riduce la libertà a provocazione e la cultura a ostentazione di inciviltà.
Il Ramadan non ha comunque bisogno di essere difeso: parla da sé. Parla nella pazienza, nell’autocontrollo, nella capacità di disciplinare i propri impulsi e nel ricordare chi vive ogni giorno la fame non per scelta, ma per necessità. Il Ramadan educa lo sguardo, purifica le intenzioni, restituisce misura ai desideri e rafforza il senso di responsabilità verso gli altri, trasformando un atto personale in un esercizio di coscienza e di solidarietà.
Insomma, il Ramadan resta inviolabile nella sua essenza: chi lo attacca rivela solo il proprio vuoto morale, la propria incapacità di comprendere la disciplina, la pazienza e la pietà. Di fronte a provocazioni, ostentazioni e false libertà, il digiuno emerge come monito silenzioso: un atto di coscienza, responsabilità e forza interiore che nessuna derisione può scalfire.
Mostafa Milani Amin

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