Saturday 24 January 2026 - 16:20
Lo slogan «Morte all’America» è ormai globale

La segretaria della sedicesima edizione del Festival popolare del cinema “Ammar”, sottolineando la dimensione ormai globale dello slogan «Morte all’America», ha affermato che oggi perfino negli Stati Uniti viene data alle fiamme la bandiera nazionale e che i popoli del mondo hanno compreso la natura oppressiva delle politiche statunitensi.

Agenzia Hawzah News – Marzieh Hashemi (nata Melanie Franklin, giornalista statunitense naturalizzata iraniana), segretaria della sedicesima edizione del Festival popolare del cinema “Ammar”, in un’intervista rilasciata al corrispondente dell’Agenzia Hawzah News a Teheran, riferendosi al mutamento della percezione globale nei confronti delle politiche degli Stati Uniti d’America, ha dichiarato: «Un tempo lo slogan “Morte all’America” veniva scandito esclusivamente nella Repubblica Islamica dell’Iran, mentre oggi si leva in tutto il mondo e persino all’interno degli stessi Stati Uniti si assiste al rogo della bandiera americana».

Ha quindi aggiunto: «I popoli del mondo si sono risvegliati dal torpore e hanno compreso chi sia il vero oppressore. Oggi persino il popolo americano capisce che quando si dice “Morte all’America” non si intende il popolo, ma le politiche oppressive dei dirigenti statunitensi; politiche che, ispirate a una visione imperialista, mirano a rendere schiavi gli altri popoli».

Ribadendo con orgoglio la sua scelta di vivere nella Repubblica Islamica dell’Iran, Marzieh Hashemi ha dichiarato: «Sono orgogliosa di vivere nella Repubblica Islamica dell’Iran e auspico di poter assistere alla fine del regime degli Stati Uniti d’America e alla manifestazione dell’Imam Mahdi (che Dio la affretti)».

La segretaria della sedicesima edizione del Festival Ammar ha infine reagito alle farneticazioni e alle dichiarazioni offensive del presidente degli Stati Uniti contro l’inviolabile dignità della Guida Suprema, affermando: «Trump ha fatto una grossa sciocchezza. La sua bocca è sporca e non deve proprio permettersi di parlare della Guida Suprema».

A cura di Mostafa Milani Amin

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