Thursday 15 January 2026 - 09:20
Sagge frasi e sublimi aforismi tratti dal Corano e dalla Sunna

Presentiamo qui una serie di sublimi frasi che l’Hojjatoleslam Mohammad Shojaei ha tratto fedelmente dal Sacro Corano e dagli hadith dei Quattordici Immacolati.

Agenzia Hawzah News – Citiamo di seguito una serie di sagge frasi e sublimi aforismi che l’Hojjatoleslam Mohammad Shojaei — noto religioso, docente e divulgatore islamico dei seminari sciiti — ha tratto fedelmente dal Sacro Corano e dagli hadith del santo Profeta dell’Islam, di Fatima Zahra e degli Imam Immacolati (pace su di loro).

Più una persona si allontana dal peccato, più diventa calma, serena e felice.

Il tuo valore è pari a quello del benamato del tuo cuore.

Quando ti ricordi di Dio, non prendi decisioni sbagliate o cattive.

Il ricordo di Dio è come l'ossigeno e l'acqua. Se l'ossigeno e l'acqua non raggiungono il cuore, esso dopo un po' muore.

Dio ti ha creato per diventare infinito come Lui e operare solo il bene, proprio come Lui.

Percorrere il cammino dell'amore non è possibile se non allontanandosi da ciò che offende Dio.

Come dice il sacro Corano, ogni essere umano è come tutti gli altri esseri umani. Pertanto, se ci correggiamo e ci miglioriamo, possiamo cambiare e migliorare un’intera generazione.

L'Inferno non può bruciarti se sei in pace, felice e sereno in questo mondo e se non ti fai consumare e indebolire dalle sofferenze e dai dolori di questa fallace vita terrena.

Chi non ha lo spirito di sacrificio e abnegazione verso il prossimo, non ha mai sperimentato la misericordia di Dio.

Quando una persona raggiunge l'amore di Dio, il suo amore per gli altri diventa infinito.

Ogni sofferenza che una persona sopporta nel mondo è dovuta alla mancanza di fede nel Dio Unico.

Possiamo salvarci dal rancore solo quando rafforziamo la nostra fede nel Dio Unico.

È Satana che insinua negli esseri umani sentimenti di odio e rancore verso il prossimo.

Solo la misericordia di Dio può liberarci dalla dipendenza dagli altri.

Un vero credente che si sforza di raggiungere elevate stazioni spirituali, non ha davvero tempo per interferire negli affari degli altri.

Il rancore, significa che un individuo conserva nel suo cuore qualcosa che, prima di ogni altra persona, fa soffrire sé stesso.

Una persona può liberarsi dal rancore solo se il suo scopo è quello di compiacere Dio.

Il rancore è una malattia contagiosa: covando il rancore per il prossimo, bruci te stesso e il prossimo nel fuoco del tuo rancore.

Tanto più ignoriamo i difetti degli altri e cerchiamo piuttosto di vedere i loro pregi, tanto più Dio copre i nostri difetti.

Soffriamo per il rancore degli altri solo quando non ci piacciamo. Chi ha raggiunto la pace interiore perdona facilmente i difetti degli altri.

Ogni volta che parli male di qualcuno, il primo a soffrire sei tu stesso.

Ogni volta che accetti il tuo errore e ti scusi, hai vinto, e in questo modo puoi entrare nel Regno di Dio.

Il rancore è una qualità che distrugge l'intero essere umano, come un esiziale cancro.

Uno dei più importanti effetti della vera conoscenza di Dio, è l’essere soddisfatti di ciò a cui Egli predestina.

Chi ha vera e profonda conoscenza di Dio, non è mai insoddisfatto di Lui.

Se l’essere umano è insoddisfatto di Dio, in realtà è privo di fede.

Il mondo è come il regno celeste: se l’uomo non può godere del mondo, non può godere nemmeno di ciò che è più in alto di esso.

La percezione che voi avete del mondo, avrà un notevole effetto sulla qualità della vostra vita ultraterrena.

Il segreto della permanenza e della persistenza dei doni divini, è la gratitudine a Dio.

Chiunque cadrà in balia del flagello dell’ingratitudine, non sarà più degno di vedere i doni di Dio e non potrà trarre beneficio dal mondo, e di conseguenza perderà anche l’aldilà.

Tutti quelli che sono riusciti a conseguire il Paradiso, la loro arte è stata quella di essere sempre stati grati a Dio e soddisfatti di Lui e del destino che Egli ha riservato a loro, anche nei momenti di massima difficoltà della loro vita.

La peggiore disgrazia che può colpire un essere umano e fargli perdere sia questo mondo che l’aldilà, è la disgrazia dell’essere insoddisfatto di Dio.

Esiste un equilibrio tra piaceri e difficoltà in questo mondo e nell’aldilà: l’amarezza di questo mondo è la dolcezza dell’aldilà e la dolcezza di questo mondo è l’amarezza dell’aldilà. Quindi chi ha patito più difficoltà è più ricco.

Quando ciò che tu vuoi non è, allora devi volere ciò che è; insomma, ciò è meglio per te. Quindi non lamentarti della situazione in cui ti trovi.

Le nostre vere ricchezze sono quelle parti della nostra vita che non ci sono piaciute e in cui abbiamo sofferto più privazioni.

L’essere umano che non è soddisfatto di Dio, spreca sempre la propria vita nell’illusione di vani desideri, rovina le proprie capacità e cade in perdizione.

Nell’ordine della creazione, se ti irrigidisci, tutto l’universo si irrigidisce contro di te, e se rinfacci i difetti agli altri, i tuoi difetti vengono presto rivelati, e se non ti accontenti, vivi sempre in condizioni difficili.

L’esito dell’allontanamento da Dio in questo mondo, è l’allontanamento da Dio nell’aldilà. Il nostro rapporto con Dio in questo mondo ha una relazione diretta con il nostro rapporto con Lui nell’aldilà.

A volte all’essere umano piace qualcosa che però non è a suo favore. Dio lo sa, ma l’uomo non lo sa, e dal momento che Egli è più sapiente e più misericordioso e benevolo rispetto all’uomo, allora la scelta giusta e a noi favorevole è sempre la Sua.

L’ira è un fuoco che brucia l’anima. Se un essere umano è in preda ad angoscia e inquietudine in questo mondo, lo sarà anche nell’aldilà.

L’insoddisfazione e l’ingratitudine ci privano anche della pace e della tranquillità dell’aldilà, e il tormento che colpirà noi esseri umani nell’Aldilà sarà a causa dell’inferno che avremo creato per noi stessi in questo mondo.

Il credente conosce bene il valore delle cose, e non si angoscia per i beni e le risorse di questo fugace mondo, e non svaluta mai se stesso.

Abbiamo solo i pochi giorni di questa breve vita terrena per prepararci per la vita eterna del Paradiso, tuttavia molti di noi educano se stessi solo per la vita di questo mondo.

Spensieratezza significa sangue freddo, significa non curarsi del fatto che gli altri non rispettano i tuoi gusti e desideri in questo fugace mondo.

Essere soddisfatti di Dio, migliora e rende piacevole sia la vita di questo mondo che quella dell’aldilà.

Se non riuscirai a portare e far regnare il paradiso nella tua anima, non andrai in Paradiso.

La pace, la serenità, consiste nel volere ciò che Dio ha voluto per te e compiacertene.

È soddisfatto di Dio chi non si compiace mai delle sue poche buone opere e non si considera mai in credito rispetto a Dio, e cerca sempre di guadagnarsi il Suo consenso.

Se vogliamo che Dio ci ami e scelga noi, dobbiamo essere pazienti e soddisfatti della Sua volontà.

L’effetto dell’ingratitudine è il tormento, perché l’ingrato offusca il bene, e, di conseguenza, la prima persona a subirne le pressioni e gli effetti negativi è proprio l’ingrato stesso.

L’ingrato, oltre a non trarne alcun beneficio, impedisce anche agli altri di beneficiarne.

Molti dei tormenti che patiamo nella vita sono dovuti alla nostra ingratitudine, poiché l’ingratitudine provoca intrinsecamente tormento.

L’ingratitudine è una causa di malattia che è dentro l’anima e che non si può curare con le medicine, bisogna piuttosto cacciarla da essa. Finché l’ingratitudine è dentro l’anima, essa non può avere pace e gioia.

Se qualcuno vuole essere più soddisfatto della propria vita, deve essere più grato e vedere le cose belle e positive della vita: più aumenta la gratitudine, più pessimismo, ansia, angoscia e avvilimento scompaiono dal cuore.

La gratitudine non solo provoca gioia, espansione interiore e sensazione di soddisfazione, ma, intrinsecamente, reca e conserva anche la grazia divina.

L’ingratitudine priva invece l’uomo della grazia divina e lo tormenta.

C’è davvero una grande differenza tra il patire una difficoltà il cui piacere e la cui ricompensa giovano e perdurano, e il godere del fugace piacere di un peccato che danneggia e lascia solo costante amarezza e tormento.

Sii grato per quello che hai ed eleva all’aldilà i tuoi desideri, i tuoi dolori e le tue mancanze, sublima cioè il livello delle tue preoccupazioni da questo fugace mondo all’aldilà.

Offuscare l’amore degli altri, che è una forma di ingratitudine, significa in realtà privare e danneggiare se stessi.

Presso Dio, una buona azione è buona indipendentemente dallo scopo che ha la persona che la compie, e Dio la ricompensa, ma se l’uomo è devoto e la compie solo per Dio, ha una ricompensa a parte e speciale.

Per Dio, colui che esegue solo gli atti obbligatori ma è grato, è migliore di colui che esegue anche digiuni e preghiere meritorie ma non è grato.

Se qualcuno acquista coscienza del fatto che Dio gli ha generosamente concesso i Suoi doni, prima ancora di esprimerlo a parole Dio gli concede maggiori doni.

Se volete preservare un dono divino, siatene grati a Dio affinché Egli ve lo preservi.

Il peccato che Dio punisce più rapidamente, è l’ingratitudine nei confronti dei Suoi doni.

Quando il vero credente perde qualcosa o qualcuno, vede il resto dei doni divini di cui gode e ne rende grazie a Dio, quindi non è mai nemmeno preoccupato per il suo futuro, perché ha piena fede nell’Origine dei doni e della grazia, e cioè in Dio, e fa assegnamento solo su di Lui.

Uno dei peggiori sospetti è quello di non riuscire a procurarsi il necessario per sposarsi e farsi una famiglia.

Se nella tua vita accade un incidente e tu sei in ansia per il futuro, allora significa che non hai presente Iddio.

Se ci sono una serie di cose nel tuo passato e te ne stai ancora crucciando, allora significa che non hai presente Iddio.

Abbi fiducia in ciò che è nelle mani di Dio più di ciò che è nelle tue mani e nelle tue tasche. Infatti, la più grande ricchezza del Sigillo dei Profeti era “Lā ḥawla wa lā quwwata illā bi-Llāh Al-‘Aliyy Al-‘Adhim” (“Non c’è forza né potenza se non in Dio, l’Altissimo, l’Immenso”).

Per eliminare le ansie, il dhikr “Lā ḥawla wa lā quwwata illā bi-Llāh Al-‘Aliyy Al-‘Adhim” (“Non c’è forza né potenza se non in Dio, l’Altissimo, l’Immenso”) è assai efficace, perché è il Nome Supremo, e funziona davvero.

È molto pericoloso se una persona non ha mai sventure, guai, malattie, problemi e dolori, perché vuol dire che l’espiazione dei suoi peccati è stata lasciata tutta per dopo la sua morte.

In tutte le sventure, o ci stanno strappando via ed allontanando dall’Inferno, o ci stanno donando il Paradiso, o ci stanno separando da un malvagio vizio, o ci stanno donando una delle sublimi virtù divine.

Dio accoglie questa conoscenza come lode dal Suo servo.

Il più importante passo del sentiero dell’umanità, che respinge gli attacchi di Satana, è la profonda conoscenza.

Tra i tesori della bontà, c’è il nascondere agli altri le proprie disgrazie, malattie ed elemosine.

Per arrivare ad avere un’anima sana, dobbiamo almeno amare il bene e detestare il male.

La morte ci insegna che nessuna disgrazia è eterna, e che le cose di cui ci dobbiamo davvero preoccupare non sono le cose di questo fugace mondo.

Un cuore sano è un cuore in cui ci sia solo Dio, che si leghi cioè soltanto a Lui.

Evitare il mondo e distaccarsi da esso, significa essere sempre consapevoli che Iddio Onnipotente è il padrone di tutte le nostre scelte e relazioni, di tutti i nostri comportamenti e pensieri.

È come se fossimo tutti in un corridoio la cui porta è stata chiusa e dall’altra parte della porta c’è l’Aldilà, con due porte: quella dell’Inferno e quella del Paradiso. Fra non molto, una di queste due porte si aprirà dinanzi a noi.

“Questa vita terrena non è altro che lahw e la‘ib, mentre la Dimora Estrema è la vera vita”

Con “lahw” si intende un gioco senza regole, un trastullo, come quello del bambino che gioca agitando mani e piedi. Con “la‘ib” si intende invece un gioco con regole, come quelli sportivi.

Il savio è colui che fa prosperare la sua dimora ultraterrena.

Ricordate molto la morte! Le disgrazie saranno per voi più facili da sopportare.

La gioia del credente è perpetua.

Solo con l’elemento “felicità” si possono conseguire i successi terreni e i gradi spirituali dell’aldilà.

Una persona che non è in sintonia con “Allah” è sempre afflitta.

La felicità dell’aldilà dipende dalla bonarietà nella vita terrena.

L’Inferno è il risultato del non essere preparati per andare in Paradiso.

Peccare significa non rispettare le leggi.

Come il grembo materno crea il mondo, così il mondo crea l’aldilà.

Non c’è morte per l’essere umano, perché la sua anima è immateriale.

Ognuno è degno di ciò a cui propende.

Il livello dei dolori e dei tormenti dell’Aldilà è pari al livello dei dolori e delle preoccupazioni che l’essere umano si dà per la fugace vita di questo mondo.

I dolori e le afflizioni del passato rovinano il presente e il futuro.

Il vero credente è colui il cui cuore si è placato e rinsaldato nel giusto credo religioso, e che non ne dubita mai.

Essere umano virtuale significa: il suo volto è un volto umano, ma dentro non è affatto umano, non ha solidità di personalità, ed è privo della pace e della gioia derivanti dalla fede.

Il credente è zelante. Si sforza cioè di far prosperare sia la sua vita terrena che quella ultraterrena, e ottiene successo in ambedue.

Una delle astuzie del credente consiste nel fatto che egli esterna le sue gioie ma nasconde e tiene nel suo cuore le proprie tristezze.

Nella parte super-razionale, se una persona non può comunicare con Dio, la sua parte umana non si forma, non avrà più un cuore umano.

Lo scopo della venuta dell’uomo nel mondo è diventare simile a Dio.

Dal momento che nell’essere umano è stato insufflato dello spirito di Dio, l’uomo non raggiunge la pace e la tranquillità se non diventando simile a Dio.

Se due persone si sposano in base a caratteristiche mondane, litigano tra loro in base a quelle stesse caratteristiche mondane e poi si separano, ma se il matrimonio raggiunge livelli più alti, criteri più elevati, criteri cioè relativi alla personalità e non alla persona, allora arriva l’amore.

L’amore superiore garantisce e rinforza quello inferiore, ma quello inferiore non porta necessariamente a quello superiore.

Se consideriamo l’intero argomento della felicità come i grani della misbaha [rosario musulmano], la sua corda è la conoscenza di sé.

Quando si attiva la disposizione degli amati dell’essere umano, tre amati devono mettersi in testa a questa disposizione: Allah, la Famiglia Celeste e la jihad.

La religione non è solo una serie di “si deve” e “non si deve”, non è solo una serie di doveri e divieti, è piuttosto una cosa romantica; coloro che sono religiosi, sono religiosi per amore del loro Amato.

Coloro che nel mondo raggiungono la conoscenza di Dio, ne traggono godimento maggiore di quello di molti beati del Paradiso.

La fede di una persona si misura valutando il livello della sua felicità e serenità.

Le persone più sagge ed astute sono quelle che fanno amicizia con Dio nel mondo, e le persone più stupide e stolte sono quelle che perdono Dio e la Famiglia Celeste.

Conoscenza significa credere e vedere che Dio, che è il creatore di ogni cosa, è sempre e ovunque con me.

Il vero pezzente è colui le cui ricchezze sono tutte fuori del suo essere.

Se una persona è in ansia con Dio, è nervosa, depressa e ansiosa, allora vuol dire che non ha conosciuto Dio, perché è ignorante, non ha pace.

L’adorazione è un mezzo per conoscere Dio.

Siccome nell’adorazione c’è concentrazione, c’è relazione, questa relazione porta amore.

Se qualcuno dice di non avere tempo per Dio, di non avere tempo per l’Invisibile, di non avere tempo per il Cielo, in realtà sta dicendo di non avere tempo per se stesso, poiché la nostra essenza viene da Dio.

La Conoscenza è diversa dalla scienza. La Conoscenza è una cognizione particolare, cioè è la cognizione che, se raggiunta, porta sicuramente alla Relazione, porta all’Intimità, porta a chiedere Aiuto.

A cura di Mostafa Milani Amin

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